Dopo tante indecisioni, ho finalmente preso una posizione al riguardo: pubblicherò a puntate il racconto che sto scrivendo su questo blog, tra le altre rubriche e vari articoletti.
Ora, io su questo raccontino ci sto mettendo un bel po' di me, quindi vi sarei grato se commentaste o faceste delle critiche vuoi positive, vuoi negative, per far crescere ed evolvere la storia e per farvi magari divertire un po' di più. Si accettano suggerimenti, ma sappiate che per mia indole (e questo lo dico scherzando ed esagerando negli altri articoli) non sempre accetto.
Beh... Grazie e se volete leggere mi fate un piacere. Probabilmente lo posterò una volta alla settimana, ma posso essere anche un bel po' più lento.
Ciao e buona lettura.
Jack Pendra.
Mi sembrava di stare dentro ad un quadro di Modigliani.
Ogni cosa era così lenta da esasperare i miei poveri sensi confusi. Almeno, quelli che ancora pensavo di possedere. Il tatto, il gusto e forse l'olfatto erano andati...
Passo dopo passo, un passo lento dopo un altro passo ancora più lento cominciai a muovermi appena mi sollevai dalla panchina della metropolitana dove avevo passato la notte. Quella fottuta notte. Non mi mossi tanto però.
Un automa in overdose sarebbe stato più scattante di me.
Sentivo ogni suono e rumore attraverso un cazzo di materasso imbottito di gommapiuma e le immagini che percepivo, confuse, alte e scure, mi facevano venire una nausea quasi insopportabile. Per non parlare dell'acidità da sbronza. Mi sedetti di nuovo.
La gente scorreva lenta, ma questo era il mio punto di vista. Sapevo bene, ne ero consapevole ,che seduto su una panchina della metropolitana le cose che vedevo non erano lente, ma frenetiche. Tanto frenetiche da sembrare una convention di ballerini di samba epilettici in piena crisi.
Sollevai la testa imprecando sottovoce, con la lingua felpata e un alito che quasi mi fece svenire. Maledetto rum dozzinale.
Mi rialzai in piedi stiracchiandomi,i l lamentoso scricchiolio della pelle del mio giubbotto come colonna